Tagga questo, Mark Zuckerberg
Le immagini private rubate dall’account personale su Facebook del fondatore di Facebook sono imbarazzanti soltanto per la disperante normalità. Da un miliardario di 27 anni ci si aspetterebbe qualcosa di più.
24 AGO 20

Le immagini private rubate dall’account personale su Facebook del fondatore di Facebook sono imbarazzanti soltanto per la disperante normalità. Da un miliardario di 27 anni ci si aspetterebbe qualcosa di più: c’è una posa scema con una gallina a testa in giù in mano e altre mentre arrotola bocconi di sushi con la fidanzata Priscilla (lui e lei hanno due grembiuli rossi con i nomi sopra) o mentre gioca con il cagnolino. Sarebbe stato un contrappasso esemplare se Mark Zuckerberg fosse stato esposto agli occhi del mondo con qualcosa di più ustionante. Il concetto è chiaro lo stesso: la sicurezza della privacy di Facebook è una chimera. Anzi, questa volta i trafugatori d’immagini hanno usato una nuova porta d’accesso pensata dai programmatori proprio per salvaguardare la sicurezza e la decenza del sistema. Hanno sfruttato la possibilità di segnalare le foto altrui che violano il codice degli utenti Facebook – come per esempio foto a soggetto pedofilo – e la facoltà ulteriore, offerta da Facebook, di segnalare al sistema la presenza di altre immagini vietate. Per consentire la segnalazione è il sistema stesso che consente l’accesso alle foto altrui – e pure la possibilità di scaricarle. Era soltanto questione di giorni prima che qualche ficcanaso si accorgesse delle potenzialità maligne.
La norma base di Internet, come sa perfettamente chi tenta di cancellare un’informazione o una foto, è che qualunque cosa vi sia riversata dentro resta per sempre. Magari depositata sul fondo, dove è più difficile da recuperare, e non vicino alla superficie illuminata, dov’è immediatamente visibile a tutti, ma la regola è quella. E ora che Internet non è più soltanto un mondo accessibile dal computer, ma è una rete integrata con i telefoni in tasca, le probabilità di problemi sono aumentate esponenzialmente. Per circoscrivere i danni, fior fiore di aziende informatiche sono al lavoro per rispondere a un mercato della sicurezza che offre miliardi di dollari. Ma sembra importante usare una regola di buon senso, la stessa di Zuckerberg, che evidentemente così sicuro della propria creatura non era se conservava solo immagini oleografiche: mai mettere su Internet foto che non mostrereste a vostra mamma.